In occasione della presentazione dello stato dell’arte della ricerca al consiglio comunale, l’assessore Saradini ha elaborato il seguente documento di approfondimento del processo in corso.

Relazione sul progetto di piano strategico della città di Cremona

Sull’esempio di quanto attuato da altre Città virtuose, italiane ed europee, quali Barcellona, Lione, . Glasgow, Lilla, Torino, Firenze, Verona, La Spezia, Venezia, Trento, Pesaro, Piacenza, e in attuazione di un preciso impegno contenuto nel programma amministrativo del Sindaco, l’Amministrazione comunale di Cremona ha deciso di intraprendere il percorso della pianificazione strategica, avviando uno studio di fattibilità, diretto a verificare, anche attraverso una valutazione di costi e benefici, se l’introduzione del piano strategico può risultare effettivamente utile per promuovere e favorire lo sviluppo socio-economico del territorio, e se vi è interesse da parte degli altri attori locali, la cui condivisione rappresenta un elemento imprescindibile per il buon esito dell’iniziativa, stante il carattere fortemente partecipativo di questo innovativo strumento di programmazione…


Cos’è il Piano Strategico
Il Piano Strategico è un documento programmatico che disegna le tappe di sviluppo della città e del suo territorio in un arco temporale medio-lungo, attraverso un metodo e un processo finalizzati ad aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni e i progetti per realizzarlo.
Più precisamente è un nuovo processo di governance che mette in rete attori, politiche, interessi ed obiettivi per individuare una visione di sviluppo condivisa, che sia di lungo periodo e di area vasta, che selezioni obiettivi di governo e avvii processi concertati di trasformazione territoriale, che mobiliti possibili investitori economici in un quadro di competitività sovraccomunale, ed anche internazionale, tra città e territori.

Per raggiungere i suoi obiettivi, il Piano costruisce reti e patti tra soggetti nella città e promuove alleanze tra territori, delineando, molto spesso, strategie di respiro internazionale, volte a rafforzare i sistemi locali urbani.

Si tratta in sostanza di costruire il piano strategico attraverso il chiarimento delle “ambizioni socioeconomiche” della città, la individuazione della “prospettiva territoriale” entro cui collocare lo sviluppo urbano e la costruzione della “visione strategica” della città nel contesto territoriale di scala vasta.

E’ un processo in continua evoluzione, frutto di un lavoro di riflessione strategica svolta da una pluralità di attori locali, che attraverso la progettualità operativa, la condivisione di obiettivi e strumenti, il confronto e la cooperazione, favorisce l’identificazione progressiva e la messa in opera di soluzioni che possono produrre benefici per tutti.

Un importante vantaggio è l’acquisizione di un punto di vista comune, e quindi la speditezza nella fase attuativa del processo decisionale.

Alle linee-guida del Piano Strategico, si orienteranno le azioni reciproche dei diversi attori, pubblici e privati, destinate a influire sul futuro della città.

Nell’era della globalizzazione e in una dimensione sempre più europea, le città moderne sono sottoposte a profondi cambiamenti, devono far fronte a bisogni sempre più differenziati.

Negli ultimi anni, si registra una sempre più spiccata tendenza delle città ad assumere ruoli di “centralità competitiva” nell’ambito del territorio di riferimento: così, le città tornano ad essere poli di attrazione, calamite di funzioni importanti, non solo economiche ma anche, con sempre maggior peso e influenza, culturali.
Tale fenomeno è anche riconducibile al progressivo decentramento del potere politico-amministrativo dallo Stato ai governi locali, che diventano così sempre “più responsabili dei propri destini”.
In questo scenario, si assiste ad un nuovo ed interessante fenomeno nel territorio, rappresentato dalla rinnovata capacità del sistema locale di attrarre nuove attività, saperi tecnici, culture ed economie, ma anche dalla capacità di valorizzare e potenziare le risorse endogene e i talenti locali.
La capacità competitiva di un territorio è legata a fattori cruciali come la capacità di collaborare e cooperare con i territori circostanti: la crescente complessità delle attività sia di ordine economico che sociale che le singole città sono tenute a svolgere è dovuta principalmente al fatto che tali attività si sviluppano su aree territoriali sempre più ampie ed estese, tali da oltrepassare i confini amministrativi della città stessa; la dimensione locale, quindi, non è più circoscritta ai tradizionali perimetri amministrativi.

Si impone quindi alle città un nuovo sforzo progettuale e politico, necessario per ripensare le forme di organizzazione e governo del territorio.

Oggi, è più difficile governare le città, perché le diverse funzioni economiche e sociali diventano più complesse e si sviluppano su aree territoriali e con interdipendenze extra locali più ampie ed estese dei confini amministrativi della città stessa.

Il governo della città non coincide più con i suoi confini amministrativi e richiede il governo di reti sempre più ampie ed affollate di attori pubblici e privati.

Inoltre, il ruolo economico dello Stato si riduce e la competizione tra città aumenta.

Le forze economiche sono attratte o, in alternativa, respinte o disincentivate, da territori che offrono situazioni ambientali migliori sotto il profilo delle infrastrutture, dei servizi, della qualità della vita, dell’ambiente culturale e sociale.

Con la caduta delle barriere protettive (storiche, politiche, geografiche, istituzionali) aumenta la mobilità dei capitali, delle imprese, dei servizi: le rendite di posizione acquisite nel passato sono oggi sfidate da una crescente competizione tra città.

Ciò che è stato un fattore di successo nel passato rischia di non esserlo più nel futuro ed anzi può costituire un’immagine di sicurezza che rende difficile il cambiamento, oltre che un’eredità difficile da amministrare.

La competizione si misura dunque tra città intese come soggetti collettivi coesi che elaborano ed implementano strategie condivise per acquisire e consolidare “vantaggi specifici”.

Non esistono ricette valide per tutti i territori in base alle mode o ai settori emergenti del momento: ciò che è valido in un territorio non è in molti casi applicabile in un altro.

Le storie di successo ci insegnano che le strategie vincenti sono quelle che partono dalle caratteristiche specifiche dei sistemi locali, dalla loro storia e dalle risorse – materiali e immateriali – presenti.

Occorre, quindi, coordinare le diverse funzioni economiche sociali e culturali verso obiettivi condivisi per sviluppare l’insieme di questi aspetti; ma, per far questo non bastano l’azione dell’Amministrazione comunale o gli strumenti tradizionali di pianificazione: è necessario individuare strumenti, come il Piano Strategico appunto, che siano sistemici e sempre più inclusivi, ovvero strumenti che richiedono il crescente coinvolgimento di tutti gli attori presenti sul territorio.

Inoltre, i problemi di una città spesso travalicano i suoi confini amministrativi e quindi sempre più occorre parlare di una città “allargata” ai comuni più immediatamente coinvolti nel suo sviluppo: una città allargata a geometria variabile.

Lo sviluppo economico e sociale di un territorio non può più basarsi solo su un piano urbanistico che impone regole e vincoli senza definire programmi, attori e risorse.

Le città hanno bisogno di fondare il loro programma di sviluppo su un “prospettiva territoriale” di largo respiro e di lungo periodo.

Non va trascurato, poi, che attraverso la pianificazione strategica si apre l’opportunità di accedere a finanziamenti pubblici, visto che alle iniziative di cooperazione territoriale sia l’U.E. che la Regione destinato abitualmente specifici fondi.

Il ruolo del Comune nella pianificazione strategica

L’iniziativa del piano strategico, in tutte le Città che lo hanno adottato, è stata assunta dal Comune, in virtù del ruolo che istituzionalmente gli compete, ma ha funzionato bene solo dove è stato recepito ed applicato come patrimonio comune di tutti i soggetti che operano nel contesto cittadino.

Il Comune svolge un ruolo di:

- promotore, proponendo e avviando il processo, favorendo il coinvolgimento degli altri attori e creando reti di relazione sistematiche e integrate

- facilitatore, mobilitando le competenze specialistiche necessarie nelle diverse fasi della pianificazione strategica

- coordinatore, curando l’aspetto dell’organizzazione operativa e della gestione dell’intero processo

Ma l’obiettivo principale del Piano è quello di costruire in modo condiviso il futuro della città. Pertanto, il metodo della pianificazione strategica è orientato ad agevolare la comprensione, il dialogo e la ricerca di soluzioni tramite la continua interazione fra gli attori della città, favorendo e facilitando la creazione di pratiche partecipative strutturate – seminari, tavoli di lavoro, progetti.
La dimensione partecipativa non è, dunque, soltanto funzionale ad una domanda di democrazia e di trasparenza, ma anche a rafforzare l’aggregazione fra gli attori e con essa la coesione fra le varie istanze.
L’orizzonte temporale di riferimento

L’adozione dello strumento del Piano Strategico comporta una progettazione di lungo periodo: è necessario che il territorio comprenda cosa vuole diventare e dove vuole arrivare, per poter costruire poi i singoli progetti in modo organico e coordinato.

Ciò non significa realizzare un piano statico e rigido. Si tratta piuttosto di un processo in continua evoluzione, dove la pianificazione di lungo raggio consente di far muovere singole azioni e obiettivi con la necessaria flessibilità, e quindi di rispondere anche a necessità più contingenti.

Guardare a 15 anni di distanza significa riflettere su cosa si vorrebbe per il proprio territorio senza considerare soltanto gli interessi immediati e particolaristici.

Individuare questo stato futuro desiderabile è il primo passo; quelli successivi – ossia i singoli progetti e le singole azioni – dovranno collocarsi correttamente in questa visione più ampia.

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L’ambito territoriale di riferimento

Le reti di relazioni economiche, politiche e sociali che insistono su una città non sono confinate all’interno dello spazio amministrativo della comunità locale, ma si estendono necessariamente su un’area più ampia.
La costruzione di un piano strategico, proiettato su uno spazio temporale ultradecennale, non può prescindere da queste logiche.
Proprio per tale motivo, l’Amministrazione Comunale ha coinvolto, fin dalle fasi preliminari di studio, i Comuni dell’area vasta che circonda la Città di Cremona, che, per la vicinanza e le comuni radici storiche e culturali, possono condividere comuni prospettive di sviluppo, almeno su alcuni grandi temi.
Con tali Comuni, dopo alcuni incontri, è stato raggiunto, il 30 novembre scorso, l’accordo per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la collaborazione alla progettazione del Piano strategico, che prevede anche la costituzione della Consulta dei Sindaci i dell’area vasta di Cremona, come sede privilegiata di concertazione.c
Verso il Piano Strategico di Cremona

A Cremona, la Pianificazione Strategica non parte da zero, ma si innesta in un contesto culturale evoluto, caratterizzato da una notevole capacità di gestione di politiche complesse, che coinvolgono pluralità di attori sociali, e da una visione consolidata del ruolo che le risorse territoriali possono esercitare nei processi di sviluppo.

L’Amministrazione comunale ha già maturato una consolidata esperienza nel campo della programmazione negoziata, in quanto, ormai da tempo, applica i principi della partecipazione e dell’integrazione, nella predisposizione degli strumenti di governo del territorio, in vari settori di sua competenza.

I soggetti istituzionali attivi sul territorio di Cremona si sono fatti da tempo promotori di un processo di riflessione su quale debba essere il destino della città sul piano economico, culturale, sociale.

Dalla indagine compiuta dal CENSIS nel 2005 sul territorio cremonese, è risultato che la realtà non è molto diversa da quella delle altre provincie italiane economicamente mature.

Gli asset positivi del territorio si sostanziano negli alti valori del reddito pro-capite, nei tassi di disoccupazione su valori fisiologici e in una capacità produttiva elevata.

I punti di debolezza rimangono quelli di sempre: una struttura produttiva relativamente debole, un isolamento geografico dovuto alla distanza dalle grandi direttrici di comunicazione e una cultura imprenditoriale tradizionale poco propensa al cambiamento.

Sono, in buona sostanza, le stesse criticità rilevate anche dall’analisi swot effettuata in epoca più recente dall’Università Cattolica, nell’ambito del Patto per lo Sviluppo.

E’ possibile, in questo contesto, individuare una specificità della provincia e del comune che possa costituire il punto di partenza per la definizione di un nuovo paradigma di sviluppo del territorio?

L’evidenza dimostra che a Cremona non si riscontra la crisi dei soggetti intermedi che invece penalizza molte altre province, ma, anzi, una capacità di governo basata su scelte fortemente condivise dai diversi attori locali.

E’ quindi importante che queste energie vitali che la Città sa esprimere non vengano dissipate, ma vengano valorizzate attraverso un processo in grado di identificare un percorso condiviso di intervento.

Ora, ricondurre questo processo di ripensamento del territorio, di riprogettazione della Città, all’approccio tipico della pianificazione strategica è utile in quanto offre l’opportunità di sfruttare una metodologia ormai consolidata, che consente anche di comunicare meglio il processo in corso sia all’interno del territorio comunale, che esternamente.

Secondo il progetto esecutivo in via di elaborazione, il piano strategico di Cremona dovrebbe essere articolato nelle seguenti fasi principali:

1- Analisi delle principali caratteristiche e dinamiche socio-economiche del territorio comunale e provinciale;

2- Raccolta ed analisi dei contributi programmatici o di approfondimento prodotti dai diversi soggetti territoriali, al fine di prendere in considerazione tutti i contributi elaborati;

3- Elaborazione di un documento analitico che raccolga i diversi contributi emersi;

4- Messa a punto di un piano di comunicazione e di informazione al fine di condividere il piano strategico con un numero più ampio di persone. Il piano di comunicazione prevede il ricorso ad una mailing list locale, note stampa e seminari di approfondimento rivolti alle diverse categorie sociali, economiche e professionali territoriali. (questa fase accompagna e sostiene il progetto per tutta la sua durata);

5- Organizzazione di un’unità operativa in cui siano rappresentati i principali soggetti dello sviluppo locale al fine di coinvolgere i diversi portatori di interessi presenti sul territorio;

6- Definizione di un calendario di incontri dell’unità operativa, al fine di arrivare a definire e proporre una visione unica delle diverse strategie da adottare;

7- Costruzioni degli scenari a dieci anni, avvalendosi del metodo EASW (un insieme di tecniche partecipative per creare un ambiente favorevole al cambiamento, all’innovazione e alla creatività, facilitando le decisioni di gruppo, attraverso l’interazione tra vari portatori d’interessi e di competenze)

8- Redazione di un primo draft del documento programmatico da sottoporre alle amministrazioni comunale e provinciale.

9- Stesura e presentazione ufficiale del documento finale (stati generali)

10- Organizzazione di un convegno finale e di una mostra sulla città, con la partecipazione e il coinvolgimento di esperti nazionali.

Dopo l’adozione, nel dicembre 2005, di un atto di indirizzo della Giunta comunale, che ha promosso ufficialmente l’avvio del processo, è stato formalizzato l’incarico al CENSIS, per l’assistenza nell’elaborazione dello studio di fattibilità.

I consulenti hanno quindi condotto una serie di interviste individuali agli Assessori comunali, al fine di individuare i progetti di rilevanza strategica in via di attuazione o in cantiere, mentre tutti i dirigenti comunali sono stati invitati a collaborare, attraverso la predisposizione di schede di rilevazione.

I dati raccolti hanno consentito al CENSIS di elaborare un primo documento di analisi, che traccia le possibili linee strategiche del piano, mettendo a sistema le progettualità censite.

Naturalmente, si è proceduto in piena sintonia e in modo coordinato, con i tavoli dell’Accordo quadro di sviluppo territoriale e del Patto per lo sviluppo, nella consapevolezza di tutti gli Enti interessati che questo tipo di sinergia costituisce un importante valore aggiunto, che può potenziare l’efficacia dei singoli strumenti.

Acquisiti così tutti i necessari elementi conoscitivi, si è deciso di organizzare un work-shop , come momento di riflessione, per presentare il progetto agli attori istituzionali, sociali ed economici del territorio, ascoltare le loro opinioni, e verificarne il grado di condivisione.

Tale evento, che si terrà il 20 dicembre 2006 presso la Sala Maffei della Camera di Commercio di Cremona, consentirà di raccogliere le indicazioni utili, alla scelta che questa Amministrazione dovrà compiere, in ordine alla prosecuzione e meno del progetto

L’Assessore alle Politiche dello Sviluppo Economico
Attività Produttive
Lorenzo Saradini